Il prezzo che paghiamo
Il prezzo che paghiamo è un documentario che intreccia le storie di persone comuni, i cui destini sono profondamente segnati dalla crisi climatica e dalle responsabilità dell’industria fossile. In Emilia-Romagna, Maria Gordini, agricoltrice, ha perso la casa e l’azienda a causa delle gravi alluvioni che hanno colpito duramente la regione nel 2023 e nel 2024. In Basilicata, Camilla Nigro, Isabella Abate e Giorgio Santoriello vivono le pesanti conseguenze delle attività estrattive di ENI, Shell e TotalEnergies. Nei territori in cui abitano, segnati da decenni di trivellazioni, si trova il più grande giacimento petrolifero onshore dell’Europa occidentale.
Il racconto delle vicende personali di Maria, Camilla, Isabella e Giorgio, alternato a testimonianze e analisi di ricercatorə, giornalistə e attivistə, mette in luce le connessioni tra l’estrazione del petrolio e le sue devastanti ricadute sociali, ambientali ed economiche: dalla contaminazione delle terre e delle acque alle alluvioni e ai fenomeni climatici estremi. Il prezzo che paghiamo è un documentario scritto e diretto da Sara Manisera, prodotto da Greenpeace Italia e ReCommon, con la produzione esecutiva di FADA Collective.
↖ Archivio immagine impianto petrolifero. Estratto dal documentario Il prezzo che paghiamo.
↑ Viggiano, Basilicata (2025). Veduta notturna del Centro Oli di Viggiano gestito da ENI. Estratto dal documentario Il prezzo che paghiamo.
© Sara Manisera
Il team
Sara Manisera • regia, FADA Collective
Ruben Lagattolla • fotografia
Mattia Biancucci • montaggio
Alessio Festuccia • suono e sound design
Ludovica Mantovan • grafica e motion
Gianni Maroccolo • musica
Davide Lemmi • seconda camera, FADA Collective
Michele Lapini • produttore in Emilia Romagna e fotografie
Silvia Gaudesi • produttrice in Basilicata
Come è nato il progetto
Da diversi anni, nel suo lavoro sul campo, Sara Manisera osserva e racconta le periferie degli idrocarburi: territori recintati e sfruttati, dove la natura viene ridotta a merce e le comunità diventano sacrificabili. È il modello imposto dall’industria fossile, che continua a devastare ecosistemi in nome del profitto, per poi abbandonare le aree di estrazione e sacrificio, alimentando conflitti, fratture ecologiche e disuguaglianze sociali.
Il documentario nasce dall’idea di raccogliere le testimonianze di chi abita questi margini. Allo stesso tempo, Il prezzo che paghiamo vuole contribuire a una maggiore consapevolezza pubblica sulle cause e le conseguenze della crisi climatica, provando a “unire i puntini” tra gli effetti della crisi climatica sui territori e le responsabilità dell’industria fossile.
Alluvioni, siccità, scioglimento dei ghiacci e fenomeni estremi sempre più frequenti e violenti colpiscono anche l’Italia, causando vittime, disastri sociali ed ecologici e ridefinendo profondamente territori e vite. A questo si affianca un altro fenomeno, meno visibile ma altrettanto determinante: la narrazione mediatica. In Italia, infatti, l’emergenza climatica viene spesso trattata in modo parziale, senza mettere in evidenza le responsabilità storiche e attuali dei principali attori della crisi, ovvero i grandi gruppi come Eni, ExxonMobil, Shell e BP.
Il documentario si propone di colmare questo vuoto informativo attraverso interviste a espertə, analisi di documenti storici e riprese sul campo. Ricostruisce il ruolo delle compagnie fossili nella crisi climatica globale, mostrando come fossero già consapevoli, fin dagli anni Settanta, degli impatti delle proprie attività sul clima. Eppure, hanno continuato a estrarre.
Il prezzo che paghiamo mette al centro le storie delle persone colpite, intrecciandole con l’analisi delle strategie di greenwashing, delle promesse climatiche disattese e delle forme di influenza esercitate anche sul sistema mediatico. Ne emerge un racconto che unisce narrazione umana e inchiesta, con l’obiettivo di rendere visibile ciò che le grandi multinazionali fossili cercano di nascondere.
Dove si legge, guarda o ascolta
Il documentario è disponibile in accesso libero su YouTube a questo link.
Chi ci ha sostenutə
Il documentario è stato commissionato e prodotto da Greenpeace Italia e Re Common, associazione italiana che conduce campagne, ricerca e advocacy sui legami tra crisi ambientale, finanza e potere delle grandi imprese, con un focus particolare sull’impatto delle multinazionali fossili sui territori e sulle comunità.
Premi e riconoscimenti
Il documentario ha vinto il premio Ambiente Cortometraggi al Life After Oil International Film Festival 2026.
Oltre la pubblicazione
Il documentario è stato presentato in oltre cento eventi in tutta Italia, passando da cinema, circoli, università, associazioni, rassegne e festival, fino ad arrivare al Parlamento europeo.